Lugnano in Teverina

Nel periodo romano fu certamente uno dei centri preminenti del cosiddetto “Agro Amerino-Romano”, che si estendeva, presumibilmente, dalla via Amerina fino a Guardea (Guardia Tiberis). Tutto ciò risulta documentato da scoperte archeologiche (resti di ville rustiche romane) e dalla letteratura del tempo (Plinio il Giovane). Sulle origini di Lugnano sono state fatte varie ipotesi, non esistendo nessuna documentazione certa.

Non è convincente l’ipotesi che sia sorta in seguito alla distruzione di Castrum Luchiani (Castello di Lugnano) ad opera dei Goti o degli Ostrogoti, poiché tale castello era ancora esistente nel 1300. Più verosimile invece è un’altra ipotesi, che nasce dall’analisi scientifica degli scavi della villa romana di Poggio Gramingnano, villa rustica del II sec. a.C., fu trasformata nel IV o V secolo d.C. in cimitero di bambini, quarantadue circa, prematuri o neonati, morti nel giro di un mese, il cui numero fa presupporre una popolazione di circa 1800-2000 abitanti. Questa morte è fatta risalire ad una malattia conosciuta all’epoca con il nome di “malaria”, per la quale era noto il rimedio presso i Romani (Varrone): costruire la propria casa su alture ventilate.

Gli abitanti della Valle del Tevere e delle ville rustiche sorte sulle colline sovrastanti il Tevere, zona paludosa e mefitica, costruirono quindi Lugnano o Luniano su di un colle, probabilmente denominato Lucus Jani (Bosco di Gian): Giano brifonte, il cui corrispondente femminile è la Luna.

Info

Altitudine: 440 mt s.l.m.
Superficie: 29,83 km²
Abitanti: 1.437

Comune

Telefono: +39 0744 902321
Indirizzo:Via Umberto I
05020 Lugnano in Teverina (TR

Sito internet del Comune

Lugnano in Teverina: i progetti delle Aree Interne

Progetto di recupero e consolidamento strutturale della Villa di Poggio Gramignano

La Villa di Poggio Gramignano sorge sulla sommità di un poggio, in posizione dominante rispetto alla Valle del Tevere, dove un saggio di scavo, condotto nel settembre 1984 e ripreso nel 1988, ha individuato in questa zona i resti di una villa rustica di epoca romana. Le strutture messe in luce risalgono all’impianto databile verso la metà-ultimo quarto del I sec. a.C., dotato di una struttura architettonica molto articolata con una estensione di circa 2000 mq e rispondente al modello della villa perfecta, teorizzato da Varrone. Le operazioni di scavo sono state condotte dal Prof. David Soren dell’Università dell’Arizona in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria, la Pro-Loco e il Comune di Lugnano in Teverina.

La ricchezza e la complessità delle strutture rinvenute, la bellezza e la qualità dei pavimenti in mosaico policromo, fanno ritenere che ci troviamo di fronte ad una grande villa agricola, fornita anche di un suo settore produttivo. Dagli scavi apparvero così centinaia di ossa di animali e minuscole ossa umane. Sembra dunque che dopo essere stata abbandonata e andata in rovina nel corso del II sec. d.C., la villa fosse stata riutilizzata come cimitero probabilmente nel V sec. d.C. Cinque stanze di media e piccola dimensione, con le mura parzialmente crollate erano state riempite dal basso verso l’alto con sepolture di 47 bambini.

I resti della villa sono illustrati da una documentazione storica, pittorica e letteraria di prestigio internazionale edita da “L’Erma” di Bretschneider (Roma 1999, pp. 690): opera di importanza fondamentale sul complesso archeologico di Lugnano in Teverina di David e Noelle Soren “A Roman villa and a late Roman infant cemetery“. Dagli studi condotti sui reperti scavati, ne sono derivate importanti tesi sotto l’aspetto storico, antropologico ed epidemiologico dell’area.

La presenza di una necropoli di bambini con un numero così elevato di sepolture, riferibili ad un periodo molto breve, hanno evidenziato l’esistenza di una o più comunità molto numerose stanziate lungo le rive del Tevere, che, successivamente ad una fortissima epidemia di malaria, si sono spostate più in alto dove l’aria era più salubre (da cui deriva una delle ipotesi sulle origini di Lugnano nel V-VI sec. d.C.). Da qui è stata dedotta anche un’altra interessante conclusione storica (sicuramente da approfondire e verificare), in base alla quale la conquista di Roma nel 452 d.C. da parte di Attila non sarebbe stata sventata dall’intervento di Papa Leone I, bensì dalla notizia di una mortale epidemia di malaria che infestava questa zona vicino a Roma.

La Strategia per le Aree Interne “Sud Ovest Orvietano”  ha finanziato con 170.000 euro gli interventi per consentire l’adeguata conservazione del sito archeologico della Villa Perfecta di Poggio Gramignano a Lugnano in Teverina e per realizzarne una maggiore e migliore  fruibilità per tutto l’anno. L’azione prevede, infatti, opere di copertura e riqualificazione dell’accessibilità al sito con interventi di contenimento, riqualificazione di viali, strade antiche e nuovi percorsi, restauro delle pavimentazioni, consolidamento delle strutture, realizzazione di aree di sosta oltre al potenziamento tecnologico e multimediale. 


Presentazione del film documentario sulla Villa Romana di Poggio Gramignano

Giovedì 25 aprile, a partire dalle 16, nella Sala Consiliare di Palazzo Pennone, sede del Comune di Lugnano in Teverina, verrà presentato il docufilm sulla Villa Romana di Poggio Gramignano finanziato dal professor David Soren, l’archeologo americano dell’Università dell’Arizona che nel 1988 iniziò la campagna di scavi portando alla luce importanti scoperte come la villa rustica del I secolo a.C. e la necropoli dei bambini. 

Poggio Gramignano è oggi uno dei più importanti siti archeologici dell’Umbria. Nel progetto del docufilm sarà protagonista  Roberto Montagnetti, l’archeologo lugnanese che proprio fra le rovine della villa da bambino costruì la sua professione. Il docufilm contiene una parte scientifica ed una parte romanzata, con alcune ricostruzioni 3D che riproducono il sito dell’antica Lugnano in Teverina, e dove lo stesso Montagnetti interpreterà se stesso nel ruolo di archeologo. 

Le riprese sono state realizzate la scorsa estate ed hanno coinvolto la comunità lugnanese e la maggior parte degli attori e comparse sono del posto in particolare bambini. Un progetto che il professor David Soren ha voluto donare ai cittadini di  Lugnano in Teverina e che probabilmente anticipa un altro grande progetto sulla villa che è in fase di studio, ossia la realizzazione di un vero e proprio film.

Nel frattempo lo staff di archeologi americani ed italiani sono impegnati ad analizzare i dati delle campagne di scavo dal 2016 ad oggi, che poi verranno pubblicati nell’anno corrente, con interessanti sviluppi storico-scientifici.

Di seguito il programma:

ore 16 interventi

architetto Sonia Trenta, direttore del Museo Civico 

presentazione degli autori del film 
Luca Mandolesi – Direzione di Produzione – Flyover by adArte Srl
Ermanno Betti – Regia e Montaggio – NTI
Roberto Montagnetti – Attore protagonista – Università dell’Aquila
Francesca Ture – Sceneggiature

“Come è nato il film?”
Quattro chiacchiere con gli autori e proiezione con commento dei Vlog realizzati durante la realizzazione delle scene

ore 17 visione del film sulla Villa Romana di Poggio Gramignano

“Un viaggio nella storia e nel significato archeologico del sito di Poggio Gramignano 

ore 17.30 collegamento live con il professor David Soren dalla città di Tucson (Arizona), dialogo diretto con possibilità di fare domande da parte del pubblico per approfondire tematiche legate al film e alla ricerca archeologica

ore 18 visita sugli scavi della Villa di Poggio Gramignano

ore 18.45 Visita al Museo Civico e sugli scavi della Villa di Poggio Gramignano

Seguirà degustazione 

Interventi

Storia e Cultura

Anche nell’Alto e Basso Medioevo Lugnano presenta uno sviluppo piuttosto singolare diventa Comune molto presto, intorno al Mille e forse anche prima. Non è fondata la sua costituzione in feudo, attribuita ai Farolfo, Montefeltro o altri, sembra pituttosto che la Terra di Lugnano, sia sempre stata direttamente dipendente dal Ducato Romano. Il nome ” Terra ” esclude il concetto di “Castrum”, proprio dei possedimenti dei singoli signori. Le norme statutarie del 1508, che confermano una perfetta conformità alle regole del “Municipio Romano” e che sono la raccolta di norme stuatutarie precedenti, costituiscono una prova di quanto sopra descritto. La “Terra di Lugnano ” quindi fu sempre parte del Patrimonio di San Pietro, cui dipendevano Guardea, Attigliano, Poggio ed altri centri. Da questo stato di cose nacque il saldo legame politico-militare tra la ” Terra di Lugnano “, Orvieto ed i Castelli posti oltre il Tevere. Governata inseguito per lunghi anni dai Farnese, fece poi parte della Repubblica Romana e, dopo la Restaurazione (1814), tornò definitivamente sotto lo Stato Pontificio, fino alla sua annessione al Regno d’Italia nel 1860. Il nucleo del Comune è costituito dal centro storico, ancora all’interno della cinta, completato dalle torri che racchiudevano, e racchiudono tutt’oggi, la medievale “Terra di Lugnano”, talmente fiorente all’epoca da potersi fregiare del titolo di Città della Teverina. Da lontano la cittadina è dominata dalla grossa mole del Palazzo Pennone o Palazzo Farnese – Ridolfi. Bisogna addentrarsi nel borgo per scoprire ed apprezzare l’atmosfera di questa città, è bene farlo a piedi, entrando dalla Porta Medioevale che, con la semplice meraltura, ricorda l’esistenza del Castello e del libero Comune del XIV secolo: sulla porta è visibile lo stemma di Pio II Piccolomini.

Percorrendo una caratteristica via ellittica, che porta nel cuore di Lugnano, arriviamo a Palazzo Pennone. L’edificio a pianta rettangolare fu progettato da un architetto che non ci è dato conoscere, è curiosamente tagliato in due dalla Galleria Pennone e si articola su tre piani.
Adibito inizialmente a complesso monastico, divenne successivamente proprietà della famiglia Vannicelli della quale si conserva sopra il pozzo uno stemma in ferro battuto. Fino al XVIII secolo è stato dimora del Governatore , vicario della Sede Apostolica, quindi granaio, mulino, centro di allevamento di bachi da seta. Recentemente ristrutturato, oggi è sede del Comune .
Alla mole imponente del palazzo fa fronte la grazia della chiesa di S. Maria Assunta, gioiello di stile romanico dell’ XI o XII secolo. Edificata su di una costruzione del IX sec., presenta una facciata che consta di un pronao a cinque colonne, sulla quale sono raffigurate le effigi dei potenti del tempo: le famiglie Liviani e Orsini . La volta, sorretta da costoloni, è aperta lateralmente e, sopra i cinque archi, sono visibili metope raffiguranti i quattro Evangelisti ed alcuni elementi musivi dei fratelli Cosmati.Nella parte alta un grande rosone a doppia ruota in classico stile Umbro; l’interno, a tre navate, è ricco di colonne e capitelli variamente decorati. Il pavimento, in stile Alessandrino-Cosmatesco , è a mosaico. La cripta, preceduta da un’originale “Schola Cantorum”, custodisce un crocifisso in alabastro del XVI sec. a cui vengono attribuiti poteri miracolosi. La chiesa custodisce inotlre pregevoli opere d’arte tra le quali: un trittico di Niccolò Alunno, una “Crocefissione” di scuola Giottesca e, nella cappella, una “Decollazione” di San Giovanni Battista , opera di Livio Agresti del 1571.

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